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Una Operazione Umanitaria nella Onlus “Butterfly” .

Camerun

Una  Unità di Microchirurgia, Centro accreditato in Italia dal Club delle UEC per la Chirurgia tiroidea, a Bamenda,Camerun, Central Africa

Il Progetto Butterfly for Bamenda ha aggiunto un nuovo tassello al suo percorso. Nel mese di Febbraio, infatti, un’equipe di chirurghi si è recata presso la St. Blaise Clinic a Bamenda, Camerun, per eseguire gli interventi chirurgici su pazienti precedentemente individuati e studiati dall’equipe medica della Onlus Butterfly.

L’Equipe  della Unità Operativa di Microchirurgia Generale della Casa di Cura

Accreditata con il SSN,“Fabia Mater”,a Roma,diretta dal Professor Andrea Ortensi era composta da tre chirurghi (oltre al Prof. Ortensi, il Prof. Valerio D’Orazi e la Dott.ssa Silvia Trombetta), un anestesista (il Dott. Francisco Braulio Ferrà Lopez) e un’infermiera strumentista (l’I.P. Ilaria Pierguidi).

La preparazione della Missione Umanitaria è stata affidata al Dott. Andrea Panunzi, il quale, pur non potendovi partecipare attivamente, con meticolosa cura dei dettagli ha preparato un elenco dei materiali e dei farmaci necessari, dopo aver effettuato una ricognizione con l’anestesista e con la responsabile sanitaria dell’arcidiocesi di Bamenda, Suor Imelda. L’approvvigionamento di tali risorse ha coinvolto le Case di Cura “Fabia Mater” e “Ars Medica”, che hanno messo a disposizione lo strumentario chirurgico ed il materiale necessario per la sala operatoria, così come tutto ciò che sarebbe potuto essere utile per la degenza post-operatoria dei pazienti (es. flebo, cerotti, farmaci). Una parte del materiale è stata spedita in Camerun circa 15 giorni prima della partenza, il resto è stato portato come “bagaglio” dai singoli componenti dell’equipe,sforzo organizzativo non irrilevante;infatti ognuno aveva con  sé oltre  ai bagagli personali,2 valigie da 25 Kg,contenenti materiale per sala operatoria,compresi anche 2 set completi per chirurgia Tiroidea,Strumenti microchirurgici,un elettrobisturi.

 

La Missione, della durata di due settimane, è iniziata il 3 febbraio scorso,da Bruxelles, sede poi in questi ultimi giorni degli attentati dell’Isis, con un viaggio estenuante di circa 24 ore.Il trasferimento in auto, dall’Aereoporto di  Duala, Camerun,dalle ore 20,30 di sera si è protratto per 8 lunghe ore notturne, su strade difficili, e rese pericolose da traffico di mezzi pesanti, unico mezzo di trasporto in questo paese; durante tutto il percorso,continui controlli da parte di personale militare schierato  sulle strade in assetto da combattimento. Il giorno successivo è stato il primo giorno operativo, dedicato alla ricognizione della struttura ed all’organizzazione del lavoro. Il primo impatto è stato un po’ crudo: l’Ospedale Saint Blaise della Arcidiocesi di Bamenda, è una piccola struttura con un edificio per la degenza ed altri 3 locali adibiti e ristrutturati negli ultimi mesi sotto l’attenta supervisione di Suor Imelda ; così era stata preparata una “sala operatoria” con 2 sale adiacenti per l’entrata e preparazione dei pazienti, ed una sala adiacente per la sterelizzazione. Per prima cosa si è provveduto ad istruire i 2 volenterosi infermieri  camerunensi alle regole di sterilità( porte chiuse,indossare abiti idonei,calzature adatte,) situazioni certamente istintive per i nostri paesi occidentali ,ma non in queste regioni. In Sala erano stati posizionati un letto operatorio ed un apparecchio per l’anestesia, insieme a vari armadi e carrelli pieni di materiale che necessitava di essere organizzato in modo idoneo.  In realtà, superato il momento di un iniziale disorientamento, nel giro di poco tempo tutti si sono messi al lavoro. Il Prof. Ortensi, coadiuvato da Suor Imelda, si è dedicato alle visite dei pazienti inseriti in lista operatoria, mentre il resto dell'equipe riusciva a dare un’organizzazione logistica  alla sala operatoria ed a tutto il materiale; l’anestesista si è dedicato in parte alla valutazione preoperatoria dei pazienti ed in parte alla verifica del corretto funzionamento del respiratore, dei monitor e delle bombole di ossigeno. Certo, bisogna ammettere che ha prevalso l’arte di trovare sempre delle soluzioni alternative senza mai arrendersi.Il coordinamento del Prof.D’orazi è stato  fondamentale nei momenti di maggiore difficoltà organizzative.

La luce della lampada scialitica non era potentissima, ma l’Equipe di Microchirurgia era dotata di Occhiali ad Ingrandimento Ottico 4,5x e  Luci ausiliarie a led.

I  Vapori  per l’anestesia portati da noi,non erano adatti al circuito di quel Ventilatore, per cui l’Anestesista  Dott. Lopez ha dovuto optare per una diversa soluzione: al posto di una Classica Anestesia Inalatoria,si è dovuti ricorrere ad una Anestesia generale totalmente endovenosa, supportata e perfezionata da un blocco periferico del Plesso Cervicale Superficiale. Il monitoraggio della pressione arteriosa era realizzato mediante un misuratore elettronico da polso, come quelli che si acquistano in  una farmacia.

L’autoclave  per sterilizzazione era di un modello sicuramente datato ma ben revisionato ed efficente. E così via, di esempi ne potremmo portare tanti, pur tuttavia nel volgere di un lungo pomeriggio eravamo pronti per iniziare il lavoro vero.

I pazienti selezionati nel corso della precedente missione da parte dell’equipe medica erano 27: di questi, a dire il vero, il primo giorno se ne sono presentati meno della metà, e non tutti peraltro convinti di sottoporsi all’intervento. In seguito, tra aggiunte e defezioni, il totale di pazienti è arrivato a 12, tra le quali una sieropositiva: 12 donne affette da voluminosi gozzi cervico-mediastinici che coraggiosamente si sono affidate a questo gruppo di medici ed infermieri venuti da lontano. Perché coraggiosamente? Perché in Camerun, quando si entra in un ospedale per qualsiasi patologia, si rischia la vita: le risorse disponibili sono molto limitate e comunque anche la preparazione del personale medico e paramedico purtroppo non è comparabile con quella dei Paesi più sviluppati. In particolare, nella nostra Bamenda, a tutt’oggi, la popolazione ha avuto  esperienze  molto negative,proprio riguardo alla chirurgia della tiroide: altre equipes chirurgiche locali o a provenienza estera, hanno affrontato questo tipo di interventi, riportando purtroppo un’elevata incidenza di complicanze post-operatorie e di mortalità,anche intra-operatoria. Alla luce di questi fatti, il timore e la riluttanza di queste persone resta, pertanto, più che comprensibile. Questa atmosfera era talmente tangibile,  che numerose pazienti inizialmente poco convinte,2 o 3 giorni dopo ,avendo constatato le ottime condizioni delle prime pazienti operate, hanno aderito senza più esitazione all’intervento.

Tra alti e bassi, superando problemi alla prima evidenza insormontabili (mancanza improvvisa della corrente elettrica, farmaci anestetici in fase di esaurimento, ecc.), in conclusione, nel giro di 7 giorni abbiamo sottoposto a tiroidectomia totale tutte le 12 pazienti. Siamo riusciti anche ad inserire un fuori programma: l’asportazione di un ganglio artrogeno del polso a Suor Louise Marie, la suora-chioccia che ci ha amorevolmente accudito al Centro Pastorale, il luogo in cui dormivamo. Nel complesso  possiamo assicurare che, tra le difficoltà e gli imprevisti da affrontare e dovendoci occupare di tutti gli aspetti inerenti all’intervento chirurgico, dalla preparazione dei pazienti al lavaggio dei ferri alla rimozione dei drenaggi, la fine della giornata sembrava sempre un traguardo inarrivabile.Grande lavoro in tal senso è stata la logistica per il materiale da sterilizzare, tra la grande capacità della responsabile della strumentazione ,la Ilaria Pierguidi, ed il mio  piccolo personale supporto.

Con grande soddisfazione di tutti i componenti dell’Equipe, non abbiamo riportato alcuna complicanza post-operatoria, ove si eccettui un’ipocalcemia transitoria, e tutte le pazienti sono state dimesse in II-III giornata post-operatoria.

Ed è qui che inizia la parte più bella della nostra missione: la riconoscenza e la gratitudine delle pazienti, delle loro famiglie, degli amici, ma anche dei cittadini comuni a cui è giunta la notizia dei nostri successi, le lacrime di gioia, le benedizioni, gli abbracci hanno ripagato ampiamente le difficoltà ed i disagi affrontati, i momenti di tensione, la stanchezza,  e…l’interminabile caccia alle zanzare!!

 

camerun bemenda

 

Due giorni prima della  nostra partenza, su iniziativa del Prof.Ortensi  ed il coordinamento della instancabile Suor Imelda, abbiamo riunito insieme tutte le nostre pazienti, dalle prime operate a quelle ancora ricoverate: è stato un momento veramente toccante per tutti noi, un’emozione in grado di lasciare un segno indelebile nella nostra vita.

Siamo ripartiti promettendo di tornare presto: l’abbiamo promesso ai nostri futuri pazienti, ma soprattutto l’abbiamo promesso a noi stessi, sapendo che a Bamenda abbiamo lasciato i nostri ricordi, ma anche che siamo rientrati nella nostra caotica vita quotidiana con qualcosa in più, una ricchezza d’animo ed una spiritualità che solo un’esperienza come questa ci ha potuto donare.

Dott.ssa Silvia Trombetta,Specialista in Chirurgia Generale,

U.O.di Microchirurgia Generale,

Casa di Cura Accreditata SSN,”Fabia Mater” -Roma

Bamenda 2016

                     Le 12 pazienti sottoposte a Tiroidectomia Totale dal 3 al 16  Febbraio 2016,

                                                                e L’Equipe Di Microchirurgia

 

Commento :Tutto questo si è potuto realizzare grazie al sacrificio ed  alla disponibilità a partecipare ad una Avventura così importante,impegnativa e rischiosa come questa,da parte di tutti e 7 i Componenti della Missione Umanitaria,realizzata in Bamenda,Camerun,Central Africa,3-16 Febbraio 2016:

Grazie a :

Suor Imelda,Prof.Valerio D’Orazi,Dott.Francisco Braulio Ferrà Lopez,Dott.ssa Silvia Trombetta ,Ilaria Pierguidi,Dott.Andrea Panunzi

Grazie infine, alla Onlus Butterfly,  che nella persona della Prof.ssa  Paola Grilli ha il merito di aver fortemente voluto e supportato questa Iniziativa Umanitaria

                                                                                                               Prof.Andrea Ortensi